L’empatia dei giorni no

Con 39 di febbre riordinare le idee è difficile. Figuriamoci gestire le emozioni.

Da sabato vedo solo la mia stanza, la prospettiva è piuttosto alta, dormo su un letto a soppalco. Ogni tanto sbircio internet e leggo notizie che, il più delle volte, sembrano finte. Sì, anche le bombe sembrano finte, forse le bombe ancor di più. Lo erano anche le immagini alla tv, quando ne avevo una e vivevo con mamma, papà e fratelli. Era tutto finto anche in tv. Ci è bastato mettere un vetro davanti alle cose e farci spettatori. Non so quale fosse la reazione prima di tutto cìò, se leggere una notizia o ascoltarla riportata da qualcuno avesse lo stesso identico effetto di finzione. Non lo so.

In questi giorni ho avuto a che fare con tre medici-donne. Una che mi conosce da sempre, una che mi ha visitata in piena notte e una che mi ha sentita piangere per telefono e non sa nemmeno se sono alta bassa grassa o magra.

Prima di ammalarmi (non succedeva dal 2010) ero convinta che un medico che mi conosce da 30 anni mi avrebbe sempre aiutata. Adesso so per certo che non è così, quel medico ha messo un vetro davanti, non gliene frega un cazzo se sto bene o male, tira dritto e avanti il prossimo.

Il medico che mi ha visitata, invece, ha fatto quel che poteva e mi ha regalato un sorriso che, davvero, mi chiedo dove abbia trovato la forza, dopo una nottata di lavoro.

Ma ciò che mi ha sorpresa è stato vedere come davanti al pianto e al suono della voce, la terza dottoressa non abbia messo alcun vetro. Eravamo umane, io e lei. Non c’era finzione. Io esausta dalla stanchezza, dalla febbre, dal senso d’ingiustizia. Lei dispiaciuta,  provava a trovare una soluzione per me.

Dicono che l’assenza di empatia sia una caratteristica dell’essere medico. Ma c’è un confine sottilissimo che separa l’essere un bravo medico e l’essere uno stronzo.

Forse dovremmo smetterla di guardare le immagini, dovremmo ascoltare il suono di quella tragedia, i pianti, le urla.

Forse dovremmo imparare a preoccuparci, a chiedere (sempre) quali sono i giorni no e perché.

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