Nessuna valida alternativa

Mi ha detto di non farmene una colpa, mi ha chiesto a che età ho iniziato e quanti anni ho adesso. Ha scritto di limitare ogni attività. Ha cercato di convincermi che il nuoto, seppur noioso e scomodo, è una valida alternativa. Mi ha detto che l’unica differenza con la corsa è che sarà una rottura asciugarsi i capelli. Poi ha mormorato che, se non ci sono fratture, magari un giorno tornerò a correre 8-10 km. Poi mi ha guardata e ha detto di non spaventarmi.

Ma io non sono spaventata, io mi ero semplicemente messa in testa che sarei arrivata a 21.
21 km non sono 8 o 10, non è un “magari oggi pomeriggio vado a fare una corsetta”.

21 km sono 12 settimane di preparazione. Per preparazione intendo che la mattina ti alzi e sai che devi correre, la sera vai a letto pensando che la mattina seguente potrai migliorarti e aumentare un po’ la velocità o la distanza.

Voler arrivare a 21km sono quel senso di stomaco vuoto che si prova quando si stoppa il cronometro e si pensa “ora doccia e al lavoro”.

Alla domanda: per che mezza maratona ti stai preparando?

Rispondevo che volevo semplicemente correre per 21 km, non mi importava dove e quando e se ci fossero altri a correre con me. Volevo che le mie gambe provassero la sensazione che si prova quando si corre per 21 km.

Come quando hai un progetto in testa, fai tante prove, e dopo tanto lavoro e tanto pensarci su, quell’opera la vedi finalmente installata in qualche galleria, completa e finita. Per un attimo perde quasi senso, l’attimo in cui ti svuoti dalla fatica, quello che precede il “ce l’ho fatta”.

Ma non so, in realtà non so dirvi come ci si sente dopo 21 km, non ancora.

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Una palla di pelo che dormiva

C’era una volta la piccola Rosa,
la piccola Rosa dormiva beata nel suo lettino quando si ritrovò in casa tantissime persone che festeggiavano. Rosa, indispettita, provò a cacciare le persone ma nessuno la ascoltò e si mise a giocare con un gattino bianco. Ad un certo punto il gattino diventò una palla di pelo, una palla di pelo che dormiva.
Rosa cercò in tutti i modi di svegliarla ma la palla di pelo bianco si sdoppiò in due splendidi gattini rossi.

(Mattina 12/01/2015, Milano)

Volevo scusarmi con te.

Volevo scusarmi con te.
Per anni sei stato al mio fianco. Siamo cresciuti insieme.
Quando piangevo, tu, c’eri. Nei viaggi in treno, c’eri.
Quante serate passate a letto, stretti nelle mani, scivolavamo su strati di bianco. Ne sento ancora il rumore.

Volevo scusarmi con te,
mi piacevi così tanto, mi sembrava di non poterne fare a meno. Eravamo inseparabili.
Nella mia vita eri un “per sempre”, impossibile immaginarla senza.
Tu, così eterno, c’eri già ancor prima che io ti incontrassi. Immortale e senza tempo.
Tu, che sei alla base di tutto, di ogni idea. Tu che sei forma e forza.

Volevo scusarmi con te,
per averti messo da parte, sicura di poterti ritrovare.
Ora, ti cerco nel mondo che mi circonda, non ti trovo. La tua assenza è totale.

Volevo scusarmi con te,
da parte di tutti. Tutti quelli che, come ho fatto io, ti hanno messo da parte.

Volevo scusarmi con te,
per non averti difeso contro chi ha pensato di eliminarti, riuscendoci.

La tessera rubata e la pizza margherita

C’era una volta la piccola Rosa,
un giorno Rosa trovò delle tessere, delle tessere dipinte da artisti famosi.

Rosa, fra le varie tessere, ne trovò una sulla quale tanti puntini formavano un disegno, o forse era una fotografia creata dall’unione di tantissimi puntini. Quel giorno Rosa non riuscì a resistere alla tentazione di far sua quella tessera, la mise nello zaino con il quale sarebbe arrivata fino a Roma e uscì dal negozio. Ma, una volta fuori dal negozio, Rosa si pentì di aver rubato la tessera che, nel frattempo, si era trasformata in un lettore di codici.

Tornò al negozio, restituì il lettore di codici e le venne voglia di mangiare una pizza, una pizza margherita con la crosta spessa e morbida.


(Pomeriggio 08/01/2015, Milano)