Dovreste scrivermi una lettera.

Dovreste scrivermi una lettera.
Sì, non vi costa nulla. Dovreste scrivermi una cazzo di lettera in busta chiusa e spedirmela. E non chiedetemi perché.
Ho bisogno di ritrovare il lato umano di qualcosa, qualsiasi cosa.

Non vi costa proprio nulla prendere carta e penna, scrivere due righe, chiudere tutto, passare in tabaccheria e appiccicarci su un francobollo da meno di un euro. (Ormai i francobolli si attaccano senza saliva. Esagero col romanticismo e vi faccio presente che i vostri figli non sentiranno mai il sapore del francobollo).
Poi dovreste imbucare la lettera. Esistono ancora le cassette postali, sono sempre rosse e suddivise in due: città e altre destinazioni. Esistono ancora come esistono le cabine telefoniche (ma questa è un’altra storia).

Dovreste scrivermi una lettera, raccontarmi quello che fate, chiedermi come sto e dirmi cose del tipo “spero di rivederti presto”.
Sono sicura che nessuno di voi abbia il coraggio di prendersi il tempo di una lettera.

Le mail non valgono, ho bisogno di arrivare a casa e vedere sventolare, fra le mani del portinaio, una lettera per me.
Qualcuno mi ha pensata, qualche giorno fa, chissà dove.

Va bene anche una cartolina, me ne sono arrivate diverse da quando ho imparato a chiedervele sfacciatamente.
Anche se non mi conoscete, potreste sempre raccontarmi una storia, la vostra o quella del vostro vicino.
 Non è per socializzare, per incontrarsi e bere caffè e far serate, no.
È solo il gusto della sorpresa.
Magari non l’aprirò mai la vostra lettera.

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Profonda distrazione

Scusate il silenzio,
avrei dovuto parlarvi di arte proprio oggi. Oggi che coincide con la fine di un’esposizione che mi ha vista presente, fisicamente presente.
Ma non ho la forza stamattina, non ho la forza di raccontarvi che il nuovo non viene mai visto, che ci soffermiamo su forme e colori che già conosciamo. Che riusciamo ad apprezzare solo la piantina di basilico e non la foto sfocata di quello lì che fa le foto alla natura morta.
Non ho la forza nemmeno di parlarvi di quei ragazzetti napoletani che ieri mi hanno detto “Grazie prof, grazie di aver rappresentato così bene la nostra regione”. Non ho avuto nemmeno la forza di dir loro che ok, la Campania è bellissima ma che ci tenevo un po’ di più a fargli vedere quelle opere di artisti famosi e sconosciuti.
Lo sapete che non amo avere a che fare con i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti, ma ieri ho pensato che nonostante siano rumorosi e caotici e così distratti da tutto, sono gli unici ad avere ancora il coraggio di tutto e per tutto.

Faccio un ultimo sforzo, qui, adesso, solo per dirvi che se dobbiamo vivere in un mondo dove non c’è spazio per le “profonde distrazioni”* allora non vale la pena.
Ma, infondo, conviene anche a me non trovare spazio.

*Sì, l’hanno chiamato così, gli adulti, l’Amore.

Flash 2

– Hai presente quella bambina che passa sempre? Quella bambina che cammina a testa bassa?

– Quale?

– Ma si, quella che passa sempre la mattina, che sbuca qui dalla vietta.

– Ma quella col cane?

– No, no, quella è la gnocca che arriva dalla metro e va verso la vietta, la bambina fa il percorso inverso. La vedi sicuramente, testa bassa, riccia e spettinata.

– Mah, ricordo una bambina ma non so nemmeno se l’ho mai vista in volto.

– Allora è lei. L’altro giorno l’ho vista sbucare dalla vietta, come sempre, testa bassa, arrivata a metà si blocca.

– Si blocca?

– Si, si ferma.
Qui davanti, proprio qui dove c’è il tombino. Si ferma e io penso “Ora si gira e la vedo in faccia”.

– E quindi?

– Dopo un po’ la stronzetta si china, raccoglie una cosa, la guarda per 5 minuti abbondanti e resta lì, piedi ancorati e quell’oggetto in mano.

– E cos’era? Soldi?

– Non saprei, l’ha girato e rigirato fra la mani un paio di volte. Sembrava un foglio. L’ha perfino fotografato.

– Ma non sei riuscito a vedere? Magari erano soldi!

– Stavo per avvicinarmi, giuro. Ho fatto un passo e via! È ripartita.

Trattieniti!

“Devi trattenerti, Daniela! Li conosci i tuoi limiti! Devi trattenerti, non puoi superare il limite! Trattieniti!”

Trattieniti la mattina, quando scendi dal soppalco con gli occhi chiusi e non sai ancora che umore indosserai!
 Trattieniti quando decidi che sarai scazzata perché stai per andare al lavoro! Trattieniti quando ti senti carica e pronta a spaccare tutto con 10/15 km di corsa! Trattieniti davanti ai clienti stronzi ma soprattutto trattieniti con quelli che dicono Grazie! Daniela, trattieniti quando rientri presto e Milano non si trattiene e ti riempie di inviti a mostre ed eventi e vorresti passarli tutti! Trattieniti a cena mentre parli con gli amici! Daniela, trattieniti nelle serate in cui si beve e si sorride più facilmente! Daniela, trattieniti nelle serate in cui sei alle prese con la tristezza e cucini per te stessa e fumi alla finestra pensando che la vita sia una merda! Trattieniti quando, subito dopo, ti arriva la foto di quel visino dolce che è tuo nipote!
Trattieniti quando ti ubriachi del fiato dell’ uomo che ti abbraccia di notte e ti scopa per ore! Trattieniti quando vorresti la scopata veloce e poco impegnativa! Trattieniti quando decidi di odiare il mondo, a prescindere da tutto, perché è troppo difficile da gestire nei rapporti medio-piccoli e in quelli grandi!

Trattieniti Daniela, quando senti la mancanza! Quando ti manca papà, ti manca la nonna, ti manca la Sicilia, ti manca il primo fidanzatino delle medie, quello che non hai mai baciato perché ti trattenevi anche dal chiederti il perché non volessi baciarlo!
 Trattieniti quando vorresti prendere e andare ovunque purché si riinizi da capo!
Trattieniti allo specchio, quando l’immagine scappa da tutte le parti e tu non hai ancora deciso una volta per tutte che cazzo di forma darle!
Daniela, trattieniti quando la fine possibile ti sembra quella romantica della vasca da bagno e due taglietti in verticale!
 Trattieniti cazzo! Quando pensi che sarai vecchia, con due gatti obesi e sarai la zia migliore del mondo!
 Trattieniti quando ti vedi sola, a parlare con un pesce rosso!

Daniela trattieniti quando ripensi alle poesie, quelle che ti facevano leggere a scuola, che ti dicevano che la vita va vissuta tutta e va vissuta il più possibile!
Trattieniti dal pensare che non sia vero. Trattieniti dal trattenerti se ti urlano di farlo.