Ufficio Lost & Found

Indosso sempre gli stessi anelli, li metto entrambi al dito medio o della mano sinistra o di quella destra. Li ho da almeno cinque o sei anni, uno è una fede sarda, me l’ha regalata una cara amica e compagna di Accademia. L’altro è un rosario, comprato al santuario della madonna del Tindari, in Sicilia, qualche giorno dopo i funerali della nonna. Non sono credente ma quell’anello andava a sostiuirne un altro, quello che circa sette anni prima avevo lasciato a papà, un anellino d’argento con una piccola pietra trasparente.
I braccialetti non li indosso quasi mai, ne ho tre in tutto, due provengono sempre dalla Sicilia e uno è un regalo di una carissima amica toscana (che non vedo da troppo tempo), ed è il ricordo di una serata livornese.
Collane? Due, entrambe lunghe, una ha come “ciondolo” un orologio da taschino, quello di mio nonno, è davvero uno degli oggetti più belli che possiedo. L’altra collana è il regalo di un amico (che ormai non vedo più), il ciondolo è una minuscola macchina fotografica nera; è una collana comprata a Londra, l’avevo vista un paio d’anni prima durante un viaggio, mi ero ripromessa di comprarla ma ero ripartita a mani vuote. Ovviamente il mio amico non poteva saperlo e quando me l’ha data mi è sembrato quasi di ritrovare qualcosa che avevo perso, o mancato per poco.
Sono molto legata anche ad un paio di sandali e ad una borsa che uso da diverse estati. I sandali, in particolare, vengono da Otranto, me li aveva regalati il mio (ormai ex) ragazzo e sono il ricordo di una delle estati più belle e innamorate della mia vita.
Da più di dieci anni utilizzo sempre lo stesso portafogli, è piccolo, forse non bellissimo agli occhi degli altri, ed è da uomo. L’avevo trovato nel cassetto di papà, in camera sua, mesi dopo la sua scomparsa. Era nuovo e, per me, lo è ancora.
Possiedo due vestitini che mi accompagnano da almeno quindici estati, li aveva cuciti per me la mamma, sono ancora nuovi, li indosso due o tre volte l’anno, nelle serate in cui ho voglia di complimenti.
Da fine inverno mi riprometto che dovrei comprare una bicicletta, sarebbe più comodo spostarsi a Milano, ma la paura che qualcuno me la porti via mi blocca.
Un mese fa, al lavoro, un signore mi ha guardata negli occhi e mi ha detto “I lost my wife!” e credo di non aver respirato finché non l’abbiamo ritrovata, due ore dopo circa.
Da gennaio ho un’ agendina nella quale raccolgo tutto (o quasi) ciò che trovo di piccolo, presto utilizzerò una scatola perché i ritrovamenti di grandi dimensioni stanno aumentando e non so come catalogarli. L’idea di questa raccolta è nata perché amo trovare le cose, mi sembrano dei doni anche se ammetto che, ad ogni ritrovamento, vorrei mettermi a cercare la persona che ha perso quell’oggetto. Nello stesso istante in cui vedo l’oggetto per terra mi assale l’urgenza di riconsegnarlo a chi l’ha perduto, poi mi rendo conto che sarebbe un’impresa impossibile e decido di diventarne la custode a tempo illimitato.
All’ Expo esistono ben due uffici Lost & found, non ci sono mai entrata ma sapere che esistono mi rassicura. Mi sono interrogata più volte sulla possibilità di lavorare in quegli uffici: da un lato, curiosa come sono, mi sentirei in paradiso! Da un altro sarei assalita dall’ansia ogniqualvolta che qualcuno mi consegna un oggetto perduto o, peggio ancora, nel non riuscire a colmare il vuoto di chi ha subito la perdita e viene da me con la speranza che io lo aiuti a ritrovare l’oggetto perso.
Stasera, nel tragitto casa-lavoro, ho perso una pashmina, regalo dei miei 28 anni di due persone splendide (due pezzi unici), amici indimenticabili che avrei voglia di riabbracciare. Vado a letto con la speranza di poterla ritrovare domani, lungo lo stesso tragitto.
Gli oggetti che ho perso, in quasi 31 anni, credo di poterli contare sulle dita di una mano, forse anche le persone che ho perso. Ma sono costretta a constatare che la teoria di Bauman è ancora validissima: i rapporti, soprattutto in una città come Milano, sono talmente liquidi da scivolarti fra le dita. Il rischio che si corre, quando si va al bar a bere un caffè con un amico, è di girarsi un attimo e ritrovarsi al tavolino da soli.
Chissà se esiste un ufficio nel quale poter ritrovare gli amici che abbiamo perso, chissà se qualcuno ci ha mai pensato, forse non sarebbe male lavorarci.

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La magia dell’amore

Rassegnati Daniela, c’è gente felice a questo mondo
È ora di cercarci un lavoro serio
Signorina, non ha freddo?

Capita che alcune frasi rimbombino per qualche minuto nella testa e capita che, su queste frasi, ci si costruisca delle storie infinite che spesso si perdono nel nulla. Queste tre frasi sono state pronunciante nelle ultime 36 ore al massimo.
La prima ha generato un pianto di un paio d’ore.
La seconda qualche minuto di smarrimento.
La terza un sorriso.

È dal primo maggio che vorrei parlarvi del mio lavoro ma mi sono ripromessa di aspettare il 31 ottobre, ed è un peccato perché tutto questo discorso (quello che sto per farvi) è nato dalla riflessione sull’Expo (il luogo in cui lavoro) e dalla riflessione sulle tre frasi sopra.
Dovrete quindi leggere quanto segue e ricordarvene fra un paio di mesi (forse anche meno). È importante che lo facciate.

Stasera ho deciso di annoiarmi e di scrivere due righe sull’amore o, ancor peggio, sulla magia dell’amore. (Dopodiché aprirò la Rubrica del cuore per i 40enni tristi all’ascolto)

Sappiamo tutti che l’amore inizia per lo stesso identico motivo per cui finisce: per caso.
Il caso vuole che due persone che si trovano nello stesso punto, nello stesso momento, comincino a credere entrambe alla stessa magia. È solo per questo che ci si innamora.
Ed è curioso, curioso perché sembra che siano solo i bambini a credere alle favole, alla magia, in realtà si smette di credere a Babbo Natale nello stesso momento in cui si comincia a credere in una magia (o menzogna) ancor più grande: l’amore.
Per quanto razionale o cinico tu possa essere, ci sarà un abbraccio, l’Abbraccio, che riceverai quel giorno, a quell’ora, che ti apparirà immotivatamente qualcosa in più. Dopo quell’abbraccio la tua mente sarà travolta dal profumo di quell’abbraccio e, senza accorgertene, ti sentirai legato a quel corpo che fino a pochi istanti prima era il corpo di un altro ed ora è fatta! quel corpo è anche il tuo corpo.
Sentire quel corpo così vicino a te, così vicino da essere tuo, comporta il fatto che se qualcuno si dovesse azzardare a pizzicare un pezzo di pelle di quel corpo (che non è tuo ma senti tuo), se qualcuno si azzardasse, quel pizzico lo sentiresti tu per primo.

A quel punto, sul fuoco, c’è tutto: gelosia, possesso, invidia, desiderio, felicità, angoscia, passione, tristezza. Quel fuoco è acceso da giorni ma, probabilmente fino a quell’abbraccio, gli stavi dando le spalle o, semplicemente, ti eri girato a guardare il culo della tipa che ti passava davanti mentre sul display del cellulare appariva un “Ci beviamo un caffè?”.

Non realizzerai mai ciò che sta accadendo finché non sarete in due* a credere alla stessa magia. Solo a quel punto, in quell’abbraccio, ci sarà l’amore.

L’amore è una cosa semplice, nasce dal nulla e si distrugge, davvero, con il nulla.

 
ps: per quel che mi riguarda, ci sono 4-5 giorni al mese durante i quali riesco ad innamorarmi e disinnamorarmi dalla sera alla mattina, ma stasera vi risparmierò il mio cinismo. Di quanto l’istinto influisca sui sentimenti ne parleremo più avanti. Stasera farò finta anch’io che sia tutto magico.

 
*se ci credi da solo, mi dispiace per te, ma per te, non ci sarà nessuna magia dell’amore.

Milano vista dalla vespa è ancora più bella.

No, non gli importava nulla di me.

Ho la pressione così bassa che mi sento sballata, tutto ovattato, sono in un’altra dimensione. Ho i sentimenti bloccati dopo giorni di ira immotivata e mal di stomaco improvvisi.

Il parchetto dietro casa sente la mia mancanza, non mi vede da una settimana.  Forse la sentono anche i cani che portano a spasso i padroni la mattina presto. Dopo 8 settimane di corsa e intenso allenamento, mi ritrovo ferma per un’infiammazione al piede! Ma la colpa non è del mio modo di correre, sono stata attenta a tutto! La colpa non è nemmeno del ginocchio che tenta di compensare pesando sul piede! No, la colpa è di quei sandaletti neri che mi ostino a mettere nonostante si siano dimostrati dannosi fin dal primo giorno!

Milano vista dalla vespa è ancora più bella. Il temporale di stasera ha portato il fresco, mi sento pungere e  chissà dove sarò a Natale. Perchè forse MIlano è diventata piccola, forse l’ho già vista tutta, sicuramente non ho ancora visto nulla. Ma ho 30 anni e mi resta poco tempo per vedere anche il resto del mondo.

Comunque sto peggiorando! In questi giorni scappo da tutti, scappo più del solito. Non mi va di ritrovarmi in luoghi affollati e il posto in cui lavoro è saturo di esseri umani, di ogni età e ogni razza! Avrei bisogno di staccare, spegnermi per un po’, un bel po’ di tempo.

Non mi aspettavo che mi chiedessero di fare da “guida spirituale” al piccolo Federico. È una cosa così formale che farò fatica a capirne le dinamiche ma devo sforzarmi e farlo nel miglior modo possibile. L’hanno chiesto proprio a me. Ma forse sono adattissima per un motivo ben chiaro a tutti: ho fatto tanti errori, un’infinità di errori e continuo a farne. Alla fine però mi ritrovo sempre a pensare È andata esattamente come doveva andare.

L’unico problema che dovrei risolvere è, appunto, quello della “finta compensazione”: individuare le scarpe che fanno male ed eliminarle. Non dev’essere difficile, solitamente sono quelle che piacciono di più, nelle quali ci si sente a proprio agio.

31 luglio 2015

Ciao cipollino, pucci pucci, cicettino!
Mi hanno detto che bisogna parlare così con i neonati, bisogna rincretinirsi un po’, cambiare il tono di voce, uscire dal personaggio. Ok.
Ciao Fede.
Ho visto la tua bocca spalancarsi, il tuo visino storpiarsi totalmente e divenire rosso fuoco, pochi giorni fa. Tua madre, alle 20 e 15 circa, ti aveva delicatamente passato dalle sue braccia alle mie. Credo che l’allarme assordante sia partito esattamente 2 secondi dopo. Mi sono chiesta come possa, un corpo di soli 58 cm, emettere suoni così acuti. Io ero bloccata, rigida, non ti capivo proprio Fede, la mia mente è stata attraversata da rapidi e confusi pensieri  Con me non sta bene! Non sono abbastanza morbida! Non so tenerlo! Non ha dove appoggiarsi, non sono accogliente!.

Fortunatamente tua madre mi ha tranquillizzata dicendomi “È l’ora dei capricci, vuole le coccole”. Con un po’ di fatica, e dopo essere stati a stretto contatto, siamo riusciti a trovare una posizione comoda e hai dormicchiato per una buona mezz’ora su di me.
Mentre ti guardavo pensavo Eccolo, l’omino delle foto! Ora sono qui e non riesco a percepire a pieno questo istante, eppure lui c’è, esiste davvero.

Hai presente quando ti piace una persona e ogni tanto fissi la sua foto pensando Quanto è bella! ? E quella stessa foto potresti fissarla in diversi momenti della giornata, in diverse ore, resterebbe sempre bella e non potresti fare a meno di ripeterti Quanto è bella!.
Ok, forse non hai presente perché sei ancora piccolo ma capiterà Fede, capiterà anche a te di innamorarti e a quel punto capirai quanta forza mi dà guardarti.