Necessità di egoismo

Stamattina ho fatto un po’ il riassunto delle puntate precedenti e ho pensato ad un argomento che mi piacerebbe affrontare in modo piuttosto minuzioso ma ci vorrebbe tempo, tempo e ricerca.

Questa mattina ho anche riflettuto sulla possibilità di incanalare in un unico argomento questo blog ma no, non sono pronta, non voglio limitarmi.

Avrei mille cose da raccontarvi della settimana appena trascorsa, mille cose che mi hanno annoiata, stufata, fatta incazzare e pochissime che mi hanno fatta sorridere ma non riesco a concentrarmi su nulla stamattina. Ho solo scritto due lettere, una che manderò di sicuro e un’altra che è li in sospeso.
Quella che invierò è un file sul mio pc, quella che vorrei ma non so è stata scritta a mano, non chiedetemi il perchè. Dovrei riscriverla e trasformarla in file e poi stamparla.
Insomma sta diventando un pezzo di carta pesantissimo, scritto in rosso in maniera illeggibile.
La prima lettera è decisamente più importante della seconda eppure non mi angoscia minimamente, l’ho scritta in pochi minuti, corretta più volte ed è quasi pronta.
La seconda lettera l’ho pensata e ripensata, buttata giù, riletta poco perchè mi fa paura e ora è lì, sotto altri fogli che non sa se partità o meno.
Non dovrei ma voglio.

Sono bloccata per colpa di una stupida lettera.
Mi sembra assurdo che si possa perdere un’intera mattinata a fissare il nulla. Sto facendo cose e le sto facendo male e, fra il far male una cosa e un’altra, mi siedo nel mio nulla cosmico aspettando che accada qualcosa che mi faccia decidere per il . Perchè di base vorrei spedirla, di fatto non devo spedirla.

Quando il desiderio di dare è troppo forte diventa un gesto estremamente egoistico.
In questo momento io vorrei dare e questo dare sarebbe uno tsunami potente che se ne fotte di chi sta investendo. Sarebbe egoismo allo stato puro, sarebbe auto-celebrazione, sarebbe la manifestazione del mio voler sentirmi vivere e della necessità di provare emozioni che vadano oltre l’annusare le tavolette per la lavastoviglie appena acquistate.

Ora mi rendo conto di cosa significhi soffrire inutilmente, ed è proprio per egoismo. Per questa necessità assurda che, forse, basterebbe indirizzare meglio.
Dovrò impormi un programma da seguire, ho fatto una lista delle cose da fare, per tutti i giorni, per quasi tutte le ore, per questa settimana.

Basterà?

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Sei una bellissima persona

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Me lo dicono in tanti ultimamente, ormai ogni volta che lo leggo o lo sento c’è qualcosa che stride. Me l’hanno detto diverse persone, con diversi gradi di conoscenza, in situazioni totalmente diverse, nel giro di pochissimi giorni.
E io, non è che non voglia essere una bellissima persona, è che non so proprio che cazzo voglia dire essere una bellissima persona.

A me, di una persona, viene da dire: è buono/a, è piacevole, è simpatico/simpatica, interessante, è divertente, è colto/a, gli voglio bene ma sei una bellissima persona non mi viene, mi immagino una donna circondata da un fascio di luce che emana amore, ecco. Tipo una madonna.
Il sei bellissima legato alla personalità lo vedo un aggettivo troppo perfetto e troppo superficiale, lo vedo come una carezza, se ci fate caso è sempre detto con un tono di “ti voglio consolare, non so come fare, allora  tò sei una bellissima persona

Com’è una bellissima persona? Ha buoni sentimenti?
Ma come fa una persona ad avere sempre buoni sentimenti? Io ne ho di cattivissimi, ad esempio quando voglio liberarmi di qualcuno o di qualcosa divento stronza. O peggio ancora, quando desidero qualcuno e poi non lo desidero più e voglio liberarmene, non mi curo dei buoni sentimenti, non mi curo di quel che sarà o non sarà.
Ma poi una bellissima persona forse sopporta, io se una cosa non la sopporto sparo. Lo dico subito “fermi tutti, così non va bene” e boom! dico quello che penso e il più delle volte il vaso si frantuma in mille piccolissimi pezzi.

Quante cose ho rotto, quante possibilità ho bloccato subito, grazie al mio essere impulsiva.
Non credo che quelli bellissimi siano impulsivi, come possono esserlo?
Me li immagino equilibrati, che sanno dosare le parole, sanno vivere le emozioni, tutte, sanno accettarle. Io non accetto tendenzialmente nulla, preferisco farmi massacrare, piangere, stare male, poi svegliarmi la mattina e chiedermi “chi manca oggi nella mia vita?” e fare il resoconto di chi ho perso, giusto per regalarmi già un po’ di amaro e poi rimediare con la marmellata.

ps: Sicuramente una bellissima persona non si sarebbe mai lamentata nemmeno del tentativo consolatorio dei suoi amici, eppure eccomi qui, come sempre a lamentarmi, questa volta del fatto che qualcuno mi abbia consolata.

Prima moglie e madre poi, forse, donna.

Ieri era la festa della donna,
io, a 30anni, non conosco la mia taglia di reggiseno (giuro l’ho cambiato tre volte, provato e riprovato). Le mie amiche mi stanno insegnando a prendermi cura del mio aspetto, mi hanno detto che il trucco è ok ma che se non metto creme e cremine la pelle diventerà secca perchè dopo i 30 è un casino. Evidentemente ciò che manca è l’acqua. E l’acqua manca sempre.

Avrei voluto parlarvi del fatto che la festa delle donna è nata per protesta e che festeggiare oggi è ridicolo. Per festeggiare intendo anche fare, semplicemente, gli auguri. Della mimosa vorrei non parlarne, lo sappiamo tutti com’è.
Dicevo, festeggiare oggi è ridicolo perchè non mi pare che nessuno protesti nè per ragioni politiche nè per ragioni sociali.
La donna è tornata ad essere la figura accondiscendente degli anni ’50: prima moglie e madre poi, forse, donna.
Questa volta c’è tornata da sola, nessuno le ha imposto di tornare ai fornelli ma il ritorno ai fornelli c’è stato eccome.
Pure io ho cucinato per amore e non c’è nulla di male.
L’errore sta nell’ ostentare.

Ostentare l’essere donna, ostentare l’essere futura sposa, ostentare l’essere divenuta moglie, ostentare il vostro stato di gravidanza e ostentare tutte le minchiate che combina vostro figlio dal suo primo respiro.
Utilizzo anch’io i social e fra poco diventerò zia e sarò contenta di stupirmi davanti alla crescita di mio nipote ma un equilibrio esiste.

Provate a ripetere la stessa parola (una parola a caso), nel giro di pochi secondi perderete la percezione di quella parola, non sentirete più il suo significato, sentirete solo il suono, perderà di valore.

Smettiamola di ripeterci che siamo felici, perchè ci mancherà sempre qualcosa, siamo donne.

Trecentomila sensazioni in 20 minuti

Oggi, strano ma vero, sto contenendo la mia innata acidità, per restituirvi un’immagine romantica, che mi è apparsa circa un mesetto fa, in un giorno fresco e sereno.
Quel giorno in cui sono andata al parco vicino casa per correre 20 minuti e liberarmi dai cattivi pensieri. Non ero mai andata a metà pomeriggio e mi sono ritrovata di fronte ad una distesa di piccoli e piccolissimi individui, bambini e bambine tra gli 0 e i 14 anni.  C’erano anche i genitori, seduti sulle numerose panchine a parlare di cose serie.

In questi 20 minuti ho rivissuto le trecentomila sensazioni, in ricordi, che si provano a quell’età:
i primi passi con le due manine; il passaggio a una manina e il conseguente ribaltamento in avanti (appeso al braccio della mamma); la raccolta dei rametti magici (in inverno, mentre in primavera erano le violette ma solo per le bambine); sedersi a terra; collezionare foglie; il pallone incastrato fra i rami; i giochi di equilibrio e le sfide con l’amichetta che dice: “pronti, partenza, via” e intanto col braccio ti spinge indietro perchè vuole arrivare prima lei; la bicicletta; la tuta; la tuta con il buco; la tuta con le toppe che la mamma ha messo sul buco; le crosticine sulle ginocchia, per forma e colore; il tiro in porta, di punta, da fermo con inspiegabile scivolata sull’erba; la non-parata del portiere; la sensazione di aver fatto il goal della vita; i pattini; il cagnolino che non ti vuole seguire; nascondino (ma vi ricordate l’ultima volta che ci avete giocato? io si!); il tipo che mentre aspetta nascosto si dimentica che sta giocando a nascondino e se ne va per i cazzi suoi; il tipo che si offende (senza motivo) e mette il broncio su una panchina isolata finchè non si rassegna al fatto che nessuno lo cagherà perchè tutti hanno reagito al suo broncio correndo e urlando in direzione opposta; le corse e le urla degli amichetti (che se le vivi da dentro sono bellissime, se le senti da casa e hai 30 anni bestemmi); il gioco più pericoloso del mondo, approvato dai genitori, cicciolungo, l’unico gioco nel quale si azzerano le differenze fra maschi e femmine, l’obiettivo è vincere nel modo più scorretto e violento possibile (ho visto bambini obesi saltare su schiene di bambine di 20kg); le tirate di capelli e la rabbia (io graffiavo);  le sudate all’aperto d’inverno; i pomeriggi in casa con le barbie, o con le pistole e i soldatini; la merenda; il giro con le amichette per puntare il tipo che puntualmente non si presenta e che anche se si presenta ti sfotte fino a umiliarti; i capelli spettinatissimi; nacondersi facendo pensare a tutti di essersi imboscati per limonare e invece no, il primo bacio arriverà troppo tempo dopo;  guardarsi (per la prima volta) il sedere allo specchio perchè un ragazzetto ti ha detto che hai un bel culo e, di base, non l’hai ancora capita; la sensazione che sta arrivando la domenica; la sensazione postnatalizia che primavera e fine della scuola siano vicine; la sensazione che l’estate porterà un nuovo amore; le guance che arrossiscono; il primo bacio; le litigate con i tuoi; le litigate con gli amici; le gite scolastiche e i viaggi; i crackers sbricciolati; la scelta della scuola; il profumo dei libri nuovi e delle matite; le partite di pallavolo; i compleanni; la rabbia, le lacrime; la gioia e la prima sbronza; la sensazione di essere un tutt’uno col mondo; la sensazione di essere eterni.

Dopo tutto questo non capisco una cosa, non capisco perchè gli adulti smettano di andare al parco a giocare.

nb: non mi sono innamorata e il mio istinto materno non si è svegliato, state tranquilli.